Villa Lontana è uno spazio indipendente che esplora le intersezioni tra pratiche antiche e contemporanee, con particolare attenzione alle arti visive e alla ricerca sonora. Originato dalla collezione archeologica della Fondazione Santarelli, il progetto sviluppa un’archeologia stratificata che si articola in mostre, pubblicazioni, screening, edizioni d’artista e progetti sonori attraverso la propria etichetta, Villa Lontana Records, diretta in collaborazione con Michele Ferrari. Il progetto è a cura di Vittoria Bonifati ed è stato fondato nel 2018 in collaborazione con Jo Melvin.
A cura di Vittoria Bonifati
A cura di Vittoria Bonifati
4 dicembre 2025 – 14 marzo 2026
Da mercoledì a sabato, 15:00 – 21:00, e su appuntamento
Da mercoledì a sabato, 15:00 – 21:00, e su appuntamento
Via Garibaldi 68-69, Roma
www.villalontana.it
Lo spazio non è qualcosa di oggettivo e reale, ma una forma della nostra sensibilità.
— Immanuel Kant
— Immanuel Kant
La recente apertura di Bar Far nello spazio di Villa Lontana in Via Garibaldi trasforma il concetto tradizionale di mostra in un’esperienza sensoriale inedita, dove arte e convivialità si intrecciano Non è solo un’esposizione: è un bar vero e proprio, un ambiente dove il visitatore è invitato a sedersi, a chiacchierare, a sorseggiare, mentre si trova immerso in un’opera d’arte totale che abbraccia scultura, pittura, architettura e performance.
Villa Lontana non è una galleria qualsiasi. Nata nel 2018 dall’archeologica e curatoriale intuizione della Fondazione Santarelli e diretta da Vittoria Bonifati, l’istituzione ha costruito una pratica espositiva che esplora le connessioni fra antico e contemporaneo, fra deposito culturale e futuro della sensazione. Con l’apertura del nuovo spazio nel cuore di Trastevere, la “villa lontana” — storicamente sita fuori dalle mura — trasforma la distanza geografica in uno scarto metafisico: l’isolamento fisico diventa un prisma, un modo per abitare il pensiero critico e la percezione esperienziale attraverso l’arte.
Bar Far è dunque più di una mostra: è un Gesamtkunstwerk — un’opera totale — che dissolve la separazione fra ambiente e opera, fra funzione e simbolo.
Il progetto, ideato dagli artisti Clementine Keith-Roach e Christopher Page, rievoca la memoria degli storici art-bar come il Cabaret Voltaire di Zurigo, il Colony Room di Londra o il celebre Caffè Greco romano prediletto da Giorgio de Chirico, il progetto non celebra nostalgia, ma riattiva quella logica culturale in un tempo di smottamenti globali: luoghi che nascevano nei momenti di crisi come rifugi per sperimentazione e scambio, ora si ripresentano come dispositivi di senso.
La scenografia interna è dominata da contrasti forti: bassorilievi in gesso, arti umani scolpiti e frammenti anatomici emergono dalle pareti, come se lo spazio stesso fosse vivo e in trasformazione; elementi architettonici barocchi si confrontano con superfici geometriche essenziali, e il trompe l’œil pittorico di Page crea profondità illusorie che sbalzano il campo visivo tra reale e immaginario. Le superfici costruite sembrano respirare, oscillando tra presenza corporea e simbolico scenario architettonico.
Insieme, i due artisti creano un ambiente in cui apparenza e essenza si inseguono. Elementi scultorei emergono come reliquie da pareti che sembrano respirare; braccia diventano sostegni, gambe reggono panche, mani trasformate in candelabri sfidano il naturale funzionamento dell’architettura. Le superfici dipinte di Page suggeriscono colonnati infiniti e spazi che sembrano appartenere ad altri tempi, ma muovendosi nel locale queste visioni si deformano: l’illusione si rivela, e con essa la consapevolezza della nostra stessa costruzione percettiva.
Questo continuo scarto — tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere — apre uno spazio filosofico: Bar Far non è solamente “da guardare”, ma da abitare come una domanda esistenziale. L’illusione non è un inganno fine a sé stesso, ma una pratica di conoscenza che mette in crisi la certezza dei nostri occhi. Qui l’atto di sedersi a bere diventa un rito collettivo di contemplazione, un confronto con contraddizioni fondamentali della condizione umana: vero/falso, presenza/assenza, costruzione/rovina.
In definitiva, Bar Far non è una semplice installazione espositiva, ma un ambiente inquieto e stratificato che fa emergere contrasti espliciti: antico e contemporaneo, funzionale e simbolico, empirico e immaginario. Qui il visitatore non è spettatore passivo, ma partecipe di un rito collettivo che intreccia illusioni, corpi e atmosfere — spingendoci a riflettere su quanto l’arte possa essere insieme visione e luogo di vita.
Ogni atto di percezione è anche un atto di creazione.
— Jean Piaget
— Jean Piaget