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Bar Far
ARTE 2026

Bar Far

by Clementine Keith-Roach e Christopher Page
 
Villa Lontana è uno spazio indipendente che esplora le intersezioni tra pratiche antiche e contemporanee, con particolare attenzione alle arti visive e alla ricerca sonora. Originato dalla collezione archeologica della Fondazione Santarelli, il progetto sviluppa un’archeologia stratificata che si articola in mostre, pubblicazioni, screening, edizioni d’artista e progetti sonori attraverso la propria etichetta, Villa Lontana Records, diretta in collaborazione con Michele Ferrari. Il progetto è a cura di Vittoria Bonifati ed è stato fondato nel 2018 in collaborazione con Jo Melvin. 
A cura di Vittoria Bonifati
 
4 dicembre 2025 – 14 marzo 2026
 Da mercoledì a sabato, 15:00 – 21:00, e su appuntamento 
Via Garibaldi 68-69, Roma 
www.villalontana.it 
 
Lo spazio non è qualcosa di oggettivo e reale, ma una forma della nostra sensibilità.
Immanuel Kant 

 
La recente apertura di Bar Far nello spazio di Villa Lontana in Via Garibaldi trasforma il concetto tradizionale di mostra in un’esperienza sensoriale inedita, dove arte e convivialità si intrecciano Non è solo un’esposizione: è un bar vero e proprio, un ambiente dove il visitatore è invitato a sedersi, a chiacchierare, a sorseggiare, mentre si trova immerso in un’opera d’arte totale che abbraccia scultura, pittura, architettura e performance. 
 
Villa Lontana non è una galleria qualsiasi. Nata nel 2018 dall’archeologica e curatoriale intuizione della Fondazione Santarelli e diretta da Vittoria Bonifati, l’istituzione ha costruito una pratica espositiva che esplora le connessioni fra antico e contemporaneo, fra deposito culturale e futuro della sensazione. Con l’apertura del nuovo spazio nel cuore di Trastevere, la  “villa lontana” — storicamente sita fuori dalle mura — trasforma la distanza geografica in uno scarto metafisico: l’isolamento fisico diventa un prisma, un modo per abitare il pensiero critico e la percezione esperienziale attraverso l’arte. 
 
Bar Far è dunque più di una mostra: è un Gesamtkunstwerk — un’opera totale — che dissolve la separazione fra ambiente e opera, fra funzione e simbolo. 

Il progetto, ideato dagli artisti Clementine Keith-Roach e Christopher Page, rievoca la memoria degli storici art-bar come il Cabaret Voltaire di Zurigo, il Colony Room di Londra o il celebre Caffè Greco romano prediletto da Giorgio de Chirico, il progetto non celebra nostalgia, ma riattiva quella logica culturale in un tempo di smottamenti globali: luoghi che nascevano nei momenti di crisi come rifugi per sperimentazione e scambio, ora si ripresentano come dispositivi di senso. 
La scenografia interna è dominata da contrasti forti: bassorilievi in gesso, arti umani scolpiti e frammenti anatomici emergono dalle pareti, come se lo spazio stesso fosse vivo e in trasformazione; elementi architettonici barocchi si confrontano con superfici geometriche essenziali, e il trompe l’œil pittorico di Page crea profondità illusorie che sbalzano il campo visivo tra reale e immaginario. Le superfici costruite sembrano respirare, oscillando tra presenza corporea e simbolico scenario architettonico. 
Insieme, i due artisti creano un ambiente in cui apparenza e essenza si inseguono. Elementi scultorei emergono come reliquie da pareti che sembrano respirare; braccia diventano sostegni, gambe reggono panche, mani trasformate in candelabri sfidano il naturale funzionamento dell’architettura. Le superfici dipinte di Page suggeriscono colonnati infiniti e spazi che sembrano appartenere ad altri tempi, ma muovendosi nel locale queste visioni si deformano: l’illusione si rivela, e con essa la consapevolezza della nostra stessa costruzione percettiva

Questo continuo scarto — tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere — apre uno spazio filosofico: Bar Far non è solamente “da guardare”, ma da abitare come una domanda esistenziale. L’illusione non è un inganno fine a sé stesso, ma una pratica di conoscenza che mette in crisi la certezza dei nostri occhi. Qui l’atto di sedersi a bere diventa un rito collettivo di contemplazione, un confronto con contraddizioni fondamentali della condizione umana: vero/falso, presenza/assenza, costruzione/rovina.
In definitiva, Bar Far non è una semplice installazione espositiva, ma un ambiente inquieto e stratificato che fa emergere contrasti espliciti: antico e contemporaneo, funzionale e simbolico, empirico e immaginario. Qui il visitatore non è spettatore passivo, ma partecipe di un rito collettivo che intreccia illusioni, corpi e atmosfere — spingendoci a riflettere su quanto l’arte possa essere insieme visione e luogo di vita. 

Ogni atto di percezione è anche un atto di creazione.
Jean Piaget

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