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Mario Schifano
ARTE 2026

Mario Schifano

by Mario Schifano
 
Azienda Speciale Palaexpo e Intesa Sanpaolo presentano a Palazzo Esposizioni Roma 
dal 17 marzo al 12 luglio 2026 una grande retrospettiva dedicata a Mario Schifano (Homs 1934 – Roma 1998), una delle figure più significative e popolari dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, main partner Eni e con il supporto della Fondazione Silvano Toti
 
Non c’è differenza tra vedere e registrare. 
( Mario Schifano) 

Ciò che Cesare Vivaldi, nel 1963, riconosceva come il “nocciolo tenero e sensibilissimo” dell’animo di Mario Schifano non è soltanto una disposizione affettiva verso la pittura, ma una vera e propria condizione ontologica: un’esposizione radicale al mondo, una vulnerabilità che si fa superficie sensibile, luogo di attraversamento. La pittura, in questa prospettiva, non è pratica, ma destino; non è mestiere, ma forma di esistenza che si consuma nel vedere e nel restituire visibilità. 

È a questa qualità primaria, irriducibile a ogni categorizzazione storica o stilistica, che la mostra ambisce a dare corpo, non limitandosi a raccogliere oltre cento opere tra le più emblematiche, provenienti da collezioni pubbliche e private, ma costruendo uno spazio in cui la traiettoria di Schifano si riveli come una continua ridefinizione dello sguardo. Le opere non si offrono come tappe di un percorso lineare, bensì come emergenze, epifanie che testimoniano una tensione incessante tra percezione e immagine, tra memoria e apparizione. 

Il progetto curatoriale di Daniela Lancioni non si limita a una restituzione cronologica, ma tenta di dischiudere le condizioni di possibilità di ogni fase, come se ogni ciclo pittorico fosse il risultato di una frattura, di una crisi che impone all’artista di reinventare il proprio linguaggio. Dalle prime esperienze materiche degli anni Cinquanta — dove la pittura sembra ancora interrogare la propria consistenza fisica — ai monocromi, che si offrono come superfici di sospensione, quasi azzeramenti percettivi, fino alla svolta degli anni Sessanta, in cui l’immagine si apre al flusso mediatico e alla citazione, incorporando frammenti della storia dell’arte e della cultura visiva contemporanea. 

In questo movimento, la pittura di Schifano si configura come un dispositivo di assorbimento e rilancio: i Futuristi, Kazimir Malevič, la fotografia, il cinema, la televisione — tutto viene inglobato e trasformato in un campo instabile, dove l’immagine non è mai data una volta per tutte, ma continuamente rimessa in questione. I Paesaggi TV, ad esempio, non sono semplici trascrizioni del reale mediato, ma interrogazioni sullo statuto stesso della visione nell’epoca della riproducibilità tecnica. 

Lo spazio espositivo di Palazzo Esposizioni diviene così una topografia della metamorfosi. La rotonda e le sale del piano nobile non organizzano semplicemente le opere, ma ne accompagnano il divenire, lasciando emergere connessioni sotterranee, ritorni, scarti. La dimensione biografica, introdotta attraverso fotografie e documenti, non assume un valore illustrativo, ma agisce come controcampo dell’opera: non spiega, ma intensifica. 

In questo contesto, anche gli elementi più concreti — come la ricostruzione della sala da pranzo del 1968 o la presentazione integrale della produzione cinematografica — cessano di essere semplici documenti per farsi ambienti percettivi, soglie attraverso cui entrare in una diversa esperienza del tempo e dello spazio. Il cinema, in particolare, non è per Schifano un linguaggio parallelo, ma un’estensione della pittura, un modo per spingere l’immagine oltre la sua fissità, verso una temporalità instabile e aperta. 

Il cinema mi serve per vedere meglio la pittura. 
(Mario Schifano) 

Ciò che emerge, infine, non è soltanto la figura di un protagonista del secondo Novecento, ma quella di un artista che ha abitato il proprio tempo senza mai ridurvisi, mantenendo con la contemporaneità un rapporto non ideologico, ma esistenziale: una prossimità inquieta, fatta di attrazione e resistenza. Le opere degli anni Ottanta e Novanta, attraversate da una più esplicita attenzione alle tensioni sociali, non segnano una cesura, ma piuttosto un’ulteriore trasformazione di quello stesso “nocciolo” originario, che continua a pulsare come una domanda aperta. 

La retrospettiva si configura così non come un bilancio, ma come un campo di forze: un invito a pensare la pittura non come oggetto concluso, ma come processo in atto, come luogo in cui il visibile si espone alla propria instabilità e, in essa, trova la propria più autentica necessità. 

La pittura non basta mai a se stessa. 
(Mario Schifano) 
 
L’esposizione nasce nell’ambito dell’impegno di Palazzo Esposizioni per lo studio e la valorizzazione delle figure e dei movimenti che hanno segnato in maniera significativa la cultura visiva italiana, a partire dalla metà del secolo scorso, con particolare attenzione, ma non esclusiva, alla città di Roma. L’iniziativa rientra nel programma di studi dedicati a figure e momenti della storia artistica romana e italiana dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, che comprende anche mostre antologiche dedicate di recente a Cesare Tacchi, Jim Dine, Don McCullin, Boris Mikhailov e Carla Accardi. 
La mostra è accompagnata da un catalogo Electa, che raccoglie, oltre al testo della curatrice, 
i contributi di storiche e storici dell’arte che di recente hanno dedicato studi innovativi all’artista: 
Manuel Barrese, Fabio Belloni, Stefano Chiodi, Andrea Cortellessa, Giorgio Di 
Domenico, Flavio Fergonzi, Giorgia Gastaldon, Francesco Guzzetti, Chiara Perin
I testi, come il percorso espositivo, affrontano le diverse fasi del lavoro dell’artista, mentre un 
capitolo specifico è dedicato agli immaginifici titoli delle opere di Schifano. 
 
 
Informazioni 
Palazzo Esposizioni Roma 
Via Nazionale 194, Roma 
www.palazzoesposizioniroma.it 
Facebook: @PalazzoEsposizioni | Instagram: @palazzoesposizioni | Twitter: @Esposizioni 

Ufficio stampa 
AZIENDA SPECIALE PALAEXPO 
Piergiorgio Paris | +39 347 8005911 - [email protected] 
Federica Mariani | +39 366 6493235 - [email protected] 
Adele Della Sala | +39 366 4435942 - [email protected] 
Segreteria Dario Santarsiero | +39 06 69627 1205 - [email protected] 
Ufficio Stampa Intesa Sanpaolo 
Media and Associations Relations 
Media Attività Istituzionali, Sociali e Culturali 
Silvana Scannicchio 
+39 335 7282324 
 
ORARI 
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso. 
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura. 
BIGLIETTI 
Intero € 15,00 - ridotto dai 19 ai 26 anni e over 65 € 12,00 - ragazzi dai 7 ai 18 anni € 7,00 
Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni. 
Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso. 
Primo mercoledì del mese: ingresso gratuito per gli under 30 (dalle 14.00 a chiusura). 
ACCESSIBILITÀ 
Palazzo Esposizioni Roma è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria 
o sensoriale da tre ingressi privi di barriere architettoniche. 
 
 

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