Salta al contenuto
Over, Under and in Between
ARTE 2026

Over, Under and in Between

by Mona Hatoum
 Nella penombra carica di suggestione della Cisterna, Mona Hatoum dispiega una trilogia di opere che trasformano lo spazio industriale recuperato dal progetto di OMA in un organismo pulsante, dove il vetro diventa pelle del mondo e il metallo ne registra i tremori. Concepito come un intervento site-specific pensato esclusivamente per gli ambienti milanesi della Fondazione, il progetto Over, Under and in Between si configura come una meditazione rigorosa, al tempo stesso poetica e politica, sulla condizione di sospensione che attraversa il nostro presente. 
 
Il mio lavoro parla di esilio, di sradicamento, di disorientamento e di un'enorme sensazione di perdita, conseguenza delle separazioni provocate dalla guerra. — Mona Hatoum 

L'artista di origini palestinesi, nata a Beirut e da decenni protagonista indiscussa della scena internazionale, torna a interrogare i suoi temi ricorrenti — il radicamento negato, lo sfollamento, l'asimmetria dei poteri — ricorrendo a tre archetipi formali che percorrono l'intera sua ricerca: la rete, la mappa e la griglia. Il visitatore viene accolto nella prima sala da Web, una costellazione sospesa di sfere trasparenti soffiate a mano, tenute insieme da sottili fili d'acciaio che disegnano una tela aerea. 
La leggerezza del vetro dialoga con la tensione della struttura, generando un'architettura fragile che ondeggia impercettibilmente al passaggio degli spettatori: è una ragnatela cosmica in cui sembrano essersi impigliate le costellazioni, ma anche una trappola, un reticolo di connessioni e insieme di controllo. 

Il cuore dell'esposizione pulsa nella sala centrale con Map. Sul pavimento grezzo di cemento, oltre trentamila biglie di vetro rosso translucido compongono i contorni dei continenti. La scelta cartografica compiuta da Hatoum è tutt'altro che neutra: l'artista scarta la consueta proiezione di Mercatore — quella che per secoli ha gonfiato le dimensioni dell'Europa e del Nord del mondo — per adottare la più equa proiezione di Gall-Peters, restituendo alle masse continentali del Sud globale, dall'Africa al Sudamerica al Sud-est asiatico, le proporzioni che loro spettano. Il risultato è un planisfero vibrante, instabile, privo di cornice e di confini tracciati: basta un respiro per immaginare che le sfere possano rotolare via, frantumando la geografia. È un gesto politico travestito da meraviglia ottica, un invito a ripensare le gerarchie visive che abbiamo interiorizzato come naturali. 

L'esperienza si chiude con All of a Quiver, forse l’opera più emozionante e inquietante dell’intero percorso, una installazione cinetica che tradisce l'apparente staticità delle prime due. Una griglia metallica poggiata al suolo, segmentata in moduli cubici, viene mossa da un meccanismo motorizzato che la fa lentamente sollevare e ricadere, come se un respiro invisibile tentasse di animarla per poi abbandonarla di nuovo al peso. I cigolii e i tintinnii che accompagnano ogni oscillazione amplificano la sensazione di una resistenza sofferta, di un perpetuo tentativo di costruzione che non trova mai compimento. La struttura non crolla del tutto né si erge definitivamente: resta in bilico, proprio come la condizione umana che l'artista evoca. 

Il titolo stesso, Over, Under and in Between (sopra, sotto e in mezzo), suggerisce la possibilità di muoversi attraverso diversi piani percettivi: si guarda in alto alla ragnatela, si abbassa lo sguardo sulla mappa, si resta sospesi di fronte alla griglia che si muove. Ma al di là della dimensione spaziale, quelle preposizioni descrivono anche una posizione esistenziale, quella degli esseri precari che abitano i margini, delle comunità schiacciate tra potenze più grandi, delle identità sospese tra appartenenze multiple. Accompagna la mostra una pubblicazione illustrata con saggi firmati da Theo Deutinger, Lina Ghotmeh e Jamieson Webster, che rileggono i lavori esposti dalle prospettive incrociate della psicoanalisi, della cartografia e dell'architettura. 

Quella che Hatoum offre a Milano non è la retrospettiva di un'artista arrivata, bensì un esercizio di distillazione, una triade di opere capaci di condensare un'intera poetica in pochi elementi essenziali. L'effetto complessivo è di una bellezza tagliente, che non consola ma costringe a guardare il mondo — letteralmente — sotto i nostri piedi. 

Se realizzi un'opera e nessuno ne resta toccato, vuol dire che non hai svolto bene il tuo lavoro.— Mona Hatoum 
 
Sede: Fondazione Prada, Largo Isarco 2, 20139 Milano 
Periodo: 29 gennaio – 9 novembre 2026 
Orari di apertura: 
  • Lunedì: 10:00 – 19:00
  • Mercoledì e Giovedì: 10:00 – 19:00
  • Venerdì, Sabato e Domenica: 10:00 – 21:00
  • Martedì: chiuso

La biglietteria online e quella in loco chiudono un'ora prima dell'orario di chiusura. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni, per i visitatori con disabilità e, il giovedì, per i residenti del Comune di Milano con più di 65 anni (muniti di documento valido).
 
Telefono: +39 02 5666 2611

Parcheggio gratuito: Largo Isarco 1 (75 posti auto riservati ai visitatori)

Sito web: www.fondazioneprada.org
 
 

 

Gallery