Fotografia, cinema e smontaggio dell’immaginario a Villa Medici
Dal 25 febbraio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici apre al pubblico due percorsi espositivi che non si limitano a presentare opere, ma interrogano la natura stessa dell’immagine: come nasce uno sguardo? come si sedimenta un mito? quando una fotografia diventa memoria e quando, invece, dispositivo di potere?
Le mostre Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma (25 febbraio – 25 maggio 2026) e Nicole Gravier. Fotoromanzo(25 febbraio – 4 maggio 2026) si muovono su traiettorie differenti ma convergenti: da un lato l’immagine come gesto di attenzione al reale; dall’altro l’immagine come struttura ideologica da disarticolare. In entrambe, il femminile non è categoria identitaria, ma posizione critica: una postura del pensiero.
Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma
25 febbraio – 25 maggio 2026
Nei miei film ho sempre voluto far vedere in profondità. Non voglio mostrare le cose, ma dare alle persone il desiderio di vedere.
Con questa prima grande retrospettiva italiana dedicata all’opera fotografica di Agnès Varda, Villa Medici rende visibile la matrice silenziosa di un cinema che ha sempre pensato per immagini prima ancora che per narrazioni. La fotografia, per Varda, non precede il film: lo contiene in forma latente. È taccuino, soglia, esercizio di prossimità. Il cinema ne sarà l’eco espansa.
Il cuore simbolico della mostra è Parigi, e in particolare il cortile-atelier di rue Daguerre: non semplice indirizzo, ma spazio ontologico. Lì l’artista ha vissuto, lavorato, esposto per la prima volta nel 1954. Quel cortile è insieme interno ed esterno, casa e scena, intimità e apertura. La città vi entra come materia viva: quartieri popolari, volti laterali, ironie minime, dettagli che sfuggono alla monumentalità.
La Parigi di Varda non è capitale ma tessuto; non icona ma trama. È osservata “dal basso”, come se lo sguardo cercasse sempre un punto di minor evidenza per restituire dignità a ciò che la Storia lascia ai margini.
Accanto a Parigi, l’Italia. Non come cartolina, ma come controcampo. Nei viaggi tra Venezia e Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali, sui set cinematografici, Varda esercita una curiosità che è già forma di pensiero. Nel 1963 fotografa Luchino Visconti appena premiato per Il Gattopardo, incontra Jean-Luc Godard sul set de Il disprezzo, ritrae Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Ma anche qui, dietro l’evento, resta l’attenzione al gesto minimo, all’intervallo, all’ombra che struttura la composizione.
La mostra riunisce 130 stampe originali, estratti di film, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti personali. Il progetto nasce dal musée Carnavalet – Histoire de Paris (presentato a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025), con la collaborazione di Paris Musées e Rosalie Varda. L’approfondimento italiano è curato in coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della Succession Agnès Varda. Alla base, oltre due anni di ricerca sugli archivi e sul fondo Ciné-Tamaris.
Il percorso si articola in nove capitoli: dagli esordi parigini alla trasformazione del cortile in “corte-giardino”, fino a una città che diventa specchio emotivo e politico. Donne e figure marginali emergono non come tema, ma come necessità dello sguardo: ciò che è invisibile reclama forma.
In dialogo con Varda, opere di Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr ampliano la costellazione relazionale entro cui il suo lavoro si è generato e trasformato.
L’omaggio si estende in Italia con Viva Varda! Il cinema è donna, alla Cineteca di Bologna presso la Galleria Modernissimo (5 marzo 2026 – 10 gennaio 2027), in collaborazione con La Cinémathèque française, con retrospettiva completa al Cinema Modernissimo e pubblicazione italiana del volume Agnès Varda di Laure Adler (Gallimard).
Catalogo
La mostra è accompagnata dal catalogo Le Paris d’Agnès Varda – de-ci, de-là, a cura di Anne de Mondenard, pubblicato da Paris Musées (240 pagine, 250 illustrazioni; progetto grafico Jad Hussein; 39 €; 24 x 32 cm), con testi di Antoine de Baecque, Anne de Mondenard, Dominique Païni, Carole Sandrin e Rosalie Varda.
Nicole Gravier. Fotoromanzo
25 febbraio – 4 maggio 2026
Le immagini della stampa femminile e del fotoromanzo non sono innocenti: trasmettono modelli di comportamento e costruiscono ruoli sociali.
In parallelo, Villa Medici presenta la prima mostra istituzionale italiana dedicata a Nicole Gravier, nata ad Arles nel 1949 e attiva in Italia dagli anni Settanta.
Se Varda ascolta la città, Gravier smonta il linguaggio che la rappresenta. Il suo campo di azione è il fotoromanzo e la pubblicità: territori in cui il desiderio viene prefabbricato e la felicità assume la forma obbligata dell’amore eterosessuale, del matrimonio, del successo conforme.
Nella serie Miti & Cliché: Fotoromanzi, l’artista si appropria dei codici del fotoromanzo italiano degli anni ’70, li teatralizza e li incrina. Pose reiterate, sguardi inclinati, gesti di sottomissione: tutto viene esposto come costruzione. L’immagine non è più promessa ma dispositivo.
Con Miti & Cliché: Pubblicità, la critica si estende alla moda e alla stampa femminile: i modelli normativi di bellezza e realizzazione vengono ritagliati, ricomposti, disturbati. Il gesto è semiotico e politico insieme. In filigrana si avverte la lezione di Roland Barthes e la risonanza con la riflessione femminista italiana degli anni Settanta, in dialogo ideale con Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga.
Gravier mostra che i segni non sono innocenti: producono soggettività. Ma ciò che è costruito può essere rovesciato. L’immagine diventa allora campo di battaglia simbolico, luogo in cui la donna non è più oggetto di narrazione ma soggetto di enunciazione.
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Fondata nel 1666 da Luigi XIV e dal 1803 insediata nella villa cinquecentesca sul Monte Pincio, circondata da un parco di sette ettari, l’Accademia è oggi ente pubblico del Ministero della Cultura francese.
Le sue missioni restano tre e intrecciate:
- accogliere artisti, creatori e ricercatori in residenza;
- proporre una programmazione culturale aperta a tutti i linguaggi;
- conservare, restaurare e trasmettere il proprio patrimonio architettonico e paesaggistico.
Direttore: Sam Stourdzé.
Informazioni
Accademia di Francia a Roma — Villa Medici
Viale della Trinità dei Monti, 1 – Roma
Infoline: +39 06 67611
Sito ufficiale: villamedici.it
Contatti stampa
Italia
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T +39 328 411 2014
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