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L’ANGELO DEL CRIMINE
2018 • 119 min

L’ANGELO DEL CRIMINE

3.5
🤍

Review

4 min read
Recensito da Beatrice · 23. June 2023
Le persone sono pazze? Qualcuno considera la possibilità di essere libero? Andare dove vuoi, ovunque tu voglia. Abbiamo tutti un destino. Io sono un ladro nato. Non credo in "questo è tuo, e questo è mio”.

Con questo monologo Carlos, sedici anni, entra in una casa di lusso e inizia il suo percorso criminale.

Beve, balla, ruba.

Buenos Aires 1971.

A scuola ha un incontro violento con il coetaneo Ramon, figlio di un pregiudicato e di una madre spregiudicata;  inizia a frequentarlo e a compiere furti e omicidi. Con la sua faccia da angelo, bello biondo e insospettabile continua il suo percorso criminale, con il compagno rivale e amante,  insensibile a qualunque reato commesso. Uccide con estrema freddezza e superficialità, sotto l’effetto autoreferente di un compiaciuto fascino da bugiardo manipolatore.

Figlio di persone modeste, ha ricevuto un’educazione onesta e equilibrata, restando tuttavia  immune all’esempio vissuto in famiglia.

Fino alla morte del complice Ramon a causa di un incidente che lo vede  alla guida, troverà un altro complice con il quale proseguirà indisturbato le sue attività criminali alternando furti e omicidi a ritorni a casa dai genitori per mangiare la sua cotoletta preferita.

L’efferatezza dei suoi reati raggiungerà livelli inauditi, fino all’arresto nel 1972, in un crescendo di follia  e violenza, vissuto in un momento storico  di estrema corruzione e grottesca situazione storico sociale.

“El angel”,  titolo originale,  racconta la storia vera del criminale Carlos Robledo Puch nato a Buenos Aires il 19 gennaio 1952. Condannato per 11 omicidi, un tentato omicidio, 17 rapine, uno stupro, un tentato stupro, un abuso sessuale, due sottrazioni di minorenne e due furti.

Condannato all’ergastolo, è  detenuto in prigione dal 1973; a gennaio del 2019, avendo trascorso 45 anni in prigione è diventato il prigioniero più longevo in Argentina.

Il film racconta artisticamente la storia folle di questo giovane assassino che sfugge a qualunque  relazione lombrosiana tra aspetto fisico e comportamento violento.

La madre lo aveva desiderato così lungamente  che si era rivolta ad un prete, il quale  riteneva che solo Dio avrebbe potuto darle ciò di cui il mondo aveva bisogno… ironia della sorte!

Il ragazzo racconta di aver ricevuto esclusivamente buoni esempi; i genitori sono brave persone, lui è stato inviato dal cielo e si definisce una spia di Dio.

Ogni atto criminale compiuto non suscita alcuna emozione, ma solo la dimensione di un banale atto routinario.

L’insensibilità ontologica che lo costituisce evidenzia l’inutilità di ogni  atto compiuto, esente di qualunque  finalità seppur psicopatologica.

Nessun mezzo può giustificare un fine che non c’è, perché ogni azione di Carlitos è  fine a se stessa: “Il mondo è solo dei ladri e degli artisti, gli altri lavorano per vivere”.

Un film stilisticamente raffinato, esteticamente sofisticato, riesce a raccontare artisticamente una storia criminale, cruda e malvagia in modo assolutamente originale, con totale eleganza e  priva di qualunque superflua volgarità.

Un richiamo a Lo straniero di Camus,  a Alex di Arancia Meccanica, a Peter di Funny Games.

Luis Ortega, tra il romanzo di Camus, e i crimini narrati da Kubrick e di Haneke, rievoca le azioni di quei giovani che si esauriscono nei gesti e nella confusione dei codici fino al limite dove è il codice della vita a confondersi con quello della morte.

La disconnessione totale tra cuore mente e comportamento, in una soffocante atrofia emotiva che alimenta  la virtù dell’irresponsabilità della propria assoluta insignificanza.

Carlos non sceglie mai nulla, è atto vuoto, gesto meccanico: nessun piacere ne deriva, solo semplice, violenta, omicida, inutile re-azione, senza una reale causa.

La storia, la cura delle immagini, la colonna sonora, rimandano a Il Clan  di Trapero, l’uso del corpo al Tony Manero di Larrain e insieme a questi l’eterna, metafisica più che fisica lotta inesauribile e insolubile tra il bene e il male.

Qualunque perché si esaurirebbe nella domanda che è l’unica risposta possibile.

Il male è incerto e indefinito…

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