Synopsis
Due colleghi rimangono bloccati su un’isola deserta, unici sopravvissuti a un incidente aereo. Sull’isola devono superare vecchi rancori e collaborare per sopravvivere, ma alla fine diventa una battaglia di volontà e d’ingegno per uscirne vivi.
Review
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Recensito da Achille
· 26. January 2026
Linda Liddle è una ragazza solare, sempre sorridente e diligente nel suo lavoro, anche se talvolta impacciata nelle relazioni sociali. Lavora da sette anni in un’azienda il cui CEO è recentemente deceduto; a sostituirlo è il figlio, Bradley Preston. Bradley è carismatico, ma al tempo stesso insensibile e spietato, e ha come obiettivo quello di liberarsi di Linda.
I due, insieme ad altri colleghi, partono per un viaggio di lavoro verso Bangkok, ma durante il volo l’aereo precipita. Linda e Bradley sono gli unici superstiti e si ritrovano su un’isola tropicale in mezzo al nulla. Nel corso del film, le abitudini, i ruoli e il rapporto tra i due protagonisti si trasformano continuamente, ridefinendo ciò che sono e facendo emergere tratti della loro personalità fino a quel momento nascosti.
I due personaggi rappresentano archetipi contemporanei, generati e forgiati da un contratto sociale che ingabbia il cittadino sia fisicamente sia, soprattutto, mentalmente. Linda lavora da anni nello stesso spazio d’ufficio, diviso dalle postazioni adiacenti solo da un separé che non permette sguardi né saluti, ma che scompare quando si tratta di spiare o origliare: tutti contro tutti, nella scalata della piramide sociale verso un ruolo più alto, più prestigioso, più dominante.
Linda, però, non si lascia abbattere dagli ostacoli della società: mantiene sempre il sorriso, ha fede che un giorno i suoi sforzi verranno ripagati e tenta di socializzare con i colleghi, anche se lo fa spesso in un modo imbarazzante. Bradley è l’opposto: un personaggio sfacciato, che ha ottenuto il ruolo di CEO senza alcuna fatica, esclusivamente per successione. È privo di empatia ed esercita il proprio potere in modo tirannico e irrazionale, semplicemente perché la sua posizione glielo consente.
Due personaggi, dunque, ben definiti — o meglio, ingabbiati nei loro ruoli. È qui che il titolo della pellicola trova piena espressione: Send Help, “Mandate aiuto!”. La prima richiesta di soccorso non viene lanciata quando i protagonisti sono ormai naufraghi sull’isola, ma fin dal primo momento, da quando li viviamo confinati nelle loro gabbie sociali, impossibilitati a evolvere. L’aiuto arriva paradossalmente con la caduta dell’aereo: i due archetipi sociali vengono liberati da ogni limitazione e da ogni costrutto. Non rispondono più a un CEO, ma a Madre Natura; non devono più scalare la piramide sociale, ma la catena alimentare, e i ruoli diventano intercambiabili.
Linda, infatti, è un’esperta di sopravvivenza e conosce tutti i trucchi necessari per restare in vita, mentre Bradley si ritrova improvvisamente senza chef privato, senza tecnologia all’avanguardia e, soprattutto, privato della posizione di potere.
A questo punto della storia, lo sviluppo sembra scontato: Linda affronterà ogni difficoltà dell’isola con il sorriso, senza rinnegare la propria natura docile e altruista, mentre Bradley, addolcito dall’ottimismo di lei, scoprirà una parte più “umana” di sé, fino ad allora repressa. Ma Raimi non vuole rassicurare né illudere lo spettatore: vuole mettere a nudo la vera natura umana, avvolta e nascosta sotto strati di illusioni generate dalla coscienza stessa.
Le vicende successive permettono infatti di andare oltre la superficie della psiche dei personaggi e di comprenderne più a fondo la vera natura. Linda si rivela tutt’altro che altruista: la sua non è una semplice inclinazione a fare del bene, ma una necessità. Ha bisogno che qualcuno dipenda da lei, e quando qualcosa diventa necessario, lo si esige, lo si pretende dagli altri, facendo di tutto pur di garantirlo. Più volte Linda ha la possibilità di lasciare l’isola, ma rifiuta, convinta che “sull’isola ci sia tutto ciò di cui hanno bisogno”.
Linda forse non è schiava della società, ma lo è di una forza ancora più potente, ancestrale e intrinseca a ogni essere umano: la volontà di vita. Una fame di perpetuare i propri bisogni, una forza egoista, cieca e irrazionale, che tuttavia appartiene all’essenza di tutti noi. In Bradley, Linda non vede un essere umano da aiutare, ma un mezzo per saziare questa fame, per nutrire il suo “finto altruismo”, anche a costo di relegarlo sull’isola.
Bradley, dal canto suo, trova ripugnante l’idea di dover dipendere da qualcun altro. È intrappolato in un’aporia, in un circolo vizioso che non può — e forse non vuole — interrompere. È il CEO di un’azienda e domina sui suoi impiegati, senza i quali, però, sarebbe nulla. Essi dipendono da lui tanto quanto lui dipende da loro. Questa dialettica non trova soluzione nemmeno nella convivenza sull’isola, dove la continua opposizione di Bradley alla sovversione dei ruoli culmina nell’assurdo tentativo di fuga solitaria su una zattera, distrutta dalle onde pochi metri dopo la riva.
In realtà, la dinamica Servo-Padrone non viene mai completamente abbandonata: i ruoli si invertono, ma la struttura rimane. Bradley, volente o nolente, dipende da Linda, che a sua volta dipende dai bisogni di lui.
Esiste allora una via di fuga da queste forme di schiavitù? No — o almeno così sembra suggerire Raimi. Bradley non ha possibilità di riscatto, e Linda finisce per abbandonarsi del tutto alla propria necessità di essere necessaria, fino allo scontro finale che la vedrà vincitrice.
Il circolo, però, non si interrompe: si può cambiare padrone, ma l’uomo resta schiavo. Schiavo della propria natura e di quella degli altri. Non a caso, al termine del film Linda diventa la nuova CEO dell’azienda ed è pronta a pubblicare un libro sulla sua ascesa sociale.
«Chi lotta contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro.
E se guarderai a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te.»