Salta al contenuto
Shadow of fire
2023 • 96 min

Shadow of fire

3.5
🤍

Review

3 min read
Recensito da Beatrice · 10. September 2023
Mettere in relazione un individuo col mondo intero: questo è il significato del cinema.

(Andrei Tarkowsky) 

In quello che rimane di un vecchio ristorante, in una citta distrutta dalla guerra e dal fuoco Shuri si prostituisce. Lei bravissima cuoca non ha più clienti e vive nell’alienazione più totale: figlio e marito sono morti a causa del conflitto e si legge solo disperazione nei suoi occhi.

Arriva un soldato reduce dalle Filippine, apparentemente timido, la paga per passare una notte con lei. La cosa si ripete il giorno successivo e i giorni dopo ancora ma l’uomo non ha più soldi e promette di pagare. Intanto nella casa si reca spesso un bambino che Shuri chiama “cane randagio” perché vive di furti di cibo nel vicino mercato nero e il soldato ex maestro elementare gli porge un quaderno di algebra.

Si costruisce così giorno per giorno una famiglia bislacca, dove ciascuno cerca un nucleo nel quale continuare a credere e per il quale continuare a vivere: la donna ormai sola e disperata, il soldato, evidentemente traumatizzato dalla guerra, con accesi scatti di ira e il bambino che cerca di sopravvivere come può.

Ma quello squarcio illusorio che si è venuto a creare, sempre precario e disturbato, viene ulteriormente frammentato dalla presenza di una pistola che il bambino deve consegnare vivendo così un’esperienza ulteriormente traumatica: quando tornerà anche quel brandello di vita si è smembrato. La donna si aggira solitaria e disperata nella sua casa-ristorante-bordello, il soldato vive insieme ad altre vittime della guerra in un tunnel sotterraneo, di emarginazione, abbandono, e follia.  Ma il bambino lo va a cercare, come cerca di ritornare da quella donna che per qualche istante lo ha fatto sentire riconosciuto: per questo cerca lavoro, si presta a qualunque occupazione  e violenza pur di provare a ricostruire quel segmento di vita e di calore.

La scena finale sarà un ulteriore caduta negli inferi della sopravvivenza di chi ha già toccato la miseria della disperazione e sta cercando di vivere una condizione spettrale, aggirandosi tra la violenza, le rovine, la crudeltà e la follia umana.

Lo sguardo del bambino traccia tutta la trama del film, lacerando e attirando l’inquietudine che pervade inarrestabile la disamina della rappresentazione.

Non è una esperienza comune quella che Tsukamoto è riuscito costruire: l’orrore della guerra si può rappresentare in tanti modi e il regista giapponese si occupa da tempo di questo tema. Qui lo sguardo è intimo eppure universale, terribile e illusorio, onirico e raggelante. La donna, il bambino e il soldato sono degli spettri che vivono una realtà definitiva, dove ciascuno cerca un sollievo dal dolore e dalla solitudine seppur minimo, parziale, vano.

Una lezione indelebile di cinema quella di Tsukamoto che parte dal tema del corpo e delle sue declinazioni, della guerra e della morte, delle corruzioni, mutazioni, psicosi che ne derivano, sempre violenta e disturbante tuttavia poetica e straziante: uno sguardo che  conduce dentro quella intimità e  lascia esanime e folgorato per interminabili istanti.

La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con che cosa gioca anzitutto il cinema.

(Antonin Artaud) 

Potrebbe interessarti

Other movies by Shinya Tsukamoto

More to explore