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Villa Medici, tre mostre per interrogare le contraddizioni della modernità
ARTE 2026

Villa Medici, tre mostre per interrogare le contraddizioni della modernità

 Dal petrolio come motore della civiltà all’astrazione geometrica, fino alla soglia in cui il paesaggio smette di essere soltanto natura: tre percorsi espositivi mettono in discussione le certezze dell’immaginario contemporaneo. 

Roma, 9 ottobre 2026 — C’è un filo che lega il petrolio, la geometria e un paesaggio dipinto all’inizio del Novecento: il tentativo di comprendere come l’uomo costruisca il proprio mondo e, nello stesso tempo, ne alteri le regole. Con l’apertura di Sole nero, François Morellet. Picnic romano e Francis Picabia. Paesaggio, Villa Medici propone tre occasioni di riflessione che, pur partendo da linguaggi e contesti differenti, convergono su una questione comune: quanto di ciò che consideriamo naturale, necessario o razionale è in realtà il prodotto di una costruzione culturale? 
Le tre mostre, visitabili fino al 18 gennaio 2027, compongono un itinerario che attraversa la crisi ecologica, il rapporto tra arte e ordine e la trasformazione dello sguardo sulla realtà. Non un percorso unitario in senso stretto, ma un dialogo tra opere, epoche e idee che restituisce all’arte una delle sue funzioni più importanti: rendere visibili le contraddizioni che la normalità tende a nascondere. 
 Sole nero. Petrolio e arte contemporanea: la materia oscura della modernità 
Il petrolio è una delle sostanze più emblematiche della civiltà contemporanea. Ha alimentato industrie, trasporti, economie e immaginari, trasformandosi in una promessa di sviluppo pressoché illimitato. Ma ogni promessa di potenza contiene anche il proprio rovescio: dipendenza, devastazione ambientale, conflitti e disuguaglianze. Sole nero assume questa contraddizione come punto di partenza per interrogare il rapporto tra arte, risorse naturali e potere. 
Curata da Morad Montazami, Madeleine de Colnet e Caroline Courrioux, la mostra prosegue il ciclo dedicato agli elementi avviato da Villa Medici nel 2022. Dopo la pietra e l’acqua, il petrolio introduce una materia che non appartiene soltanto alla geologia, ma alla storia politica ed economica del mondo. Attraverso opere di artisti contemporanei e di autori che hanno anticipato alcune delle questioni oggi più urgenti, l’esposizione esplora il modo in cui l’industria petrolifera abbia modificato i paesaggi, condizionato le relazioni tra Nord e Sud globale e contribuito a plasmare la sensibilità della modernità. 
Il petrolio non è qui soltanto un combustibile o un problema ambientale. È una struttura di potere, una materia capace di determinare gerarchie, orientare economie e rendere alcuni territori indispensabili per il benessere di altri. La sua storia è anche quella dell’estrazione: non soltanto delle risorse dal sottosuolo, ma del valore da luoghi e popolazioni che spesso ne sopportano i costi senza beneficiarne in misura equivalente. 
Il titolo, Sole nero, contiene già una contraddizione. Il sole è tradizionalmente la fonte della vita, della luce e dell’energia; il nero ne rovescia l’immagine, evocando una luminosità compromessa, una fonte di potenza che porta con sé l’ombra della propria distruttività. Il petrolio diventa così la metafora di una civiltà che ha fatto dell’energia il fondamento del proprio progresso, senza riuscire a separare la crescita dalla devastazione che la accompagna. 
In questo senso, la mostra non si limita a rappresentare la crisi climatica: invita a riconoscere la profondità culturale di un sistema che ha trasformato lo sfruttamento delle risorse in un orizzonte apparentemente inevitabile. Anche l’arte è chiamata in causa, perché non esiste al di fuori delle condizioni materiali che rendono possibile la sua produzione, circolazione e conservazione. 
Quali forme di desiderio ha alimentato petrolio,  quali immagini di benessere ha reso credibili e quanto della nostra idea di futuro rimane ancora prigioniero di un modello energetico che ne compromette le condizioni di esistenza. 
Sole nero sposta così il discorso dall’emergenza ecologica alla critica dell’immaginario: perché una civiltà non cambia davvero quando riconosce le conseguenze delle proprie azioni, ma quando comincia a mettere in discussione i presupposti che le hanno rese possibili. 

François Morellet. Picnic romano: il rigore come forma di ironia 
Se Sole nero affronta le contraddizioni del sistema attraverso la materia, la mostra dedicata a François Morellet le interroga attraverso la forma. In occasione del centenario della nascita dell’artista francese (1926-2016), Villa Medici presenta cinque opere nei propri spazi storici, in un incontro tra astrazione geometrica e architettura rinascimentale. 
Morellet è stato uno dei protagonisti della ricerca astratta del secondo Novecento. Il suo lavoro si fonda su sistemi, regole, geometrie e procedure che sembrano sottrarre l’opera all’arbitrio individuale. Linee, angoli, griglie e combinazioni diventano strumenti per costruire un linguaggio in cui la composizione non dipende esclusivamente dall’espressione soggettiva dell’artista, ma dall’applicazione di principi prestabiliti. 
Eppure, sarebbe riduttivo interpretare questa ricerca come una celebrazione della razionalità. Morellet utilizza il rigore anche per metterlo in crisi. Le sue regole non conducono necessariamente all’armonia; possono produrre dissonanze, paradossi, effetti ironici e situazioni in cui l’ordine mostra il proprio carattere artificiale. La geometria, anziché garantire una verità definitiva, diventa un dispositivo per verificare quanto sia fragile la nostra fiducia nei sistemi che pretendono di organizzare il reale. 
È qui che l'astrazione acquista una dimensione critica. Una regola può liberare, ma può anche irrigidire; un sistema può rendere leggibile il mondo, ma non esaurirne la complessità. Morellet sembra suggerire che l’intelligenza non consista nell’eliminare l’assurdo, bensì nel riconoscerlo all’interno degli stessi meccanismi che producono ordine. 
Il confronto con Villa Medici introduce un ulteriore livello di lettura. Le opere contemporanee entrano in relazione con un luogo carico di storia, proporzioni, simmetrie e rappresentazioni del potere. L’incontro tra la geometria di Morellet e l’architettura storica non è soltanto un esercizio di armonia visiva: rende percepibile la distanza tra differenti concezioni dell’ordine, tra la monumentalità di una tradizione e una ricerca moderna che usa la precisione anche per sabotare le aspettative. 
Il titolo, Picnic romano, suggerisce peraltro una possibile leggerezza: l’irruzione del gioco in un contesto solenne, la possibilità di abitare la storia senza subirne necessariamente l’autorità. Il rigore non esclude il divertimento, così come la serietà non coincide con la solennità. Anzi, è proprio l’ironia a impedire che il metodo si trasformi in dogma. 
La geometria di Morellet non promette di risolvere le contraddizioni. Le mette in scena. E nel farlo restituisce all’arte una libertà particolare: quella di seguire una regola senza obbedirle ciecamente, di costruire un ordine per mostrarne contemporaneamente i limiti. 

Francis Picabia. Paesaggio: quando la realtà comincia a dissolversi 
Il terzo appuntamento è concentrato attorno a una singola opera: Paesaggio (1909) di Francis Picabia, presentata nelle sale storiche di Villa Medici. Un dipinto può sembrare un oggetto troppo circoscritto per sostenere il peso di una mostra, ma proprio la sua dimensione raccolta permette di osservare un passaggio decisivo nella storia dell’arte moderna: la progressiva trasformazione della rappresentazione, quando il mondo visibile smette di essere un modello da riprodurre fedelmente e diventa materia da rielaborare. 
L’opera è presentata in dialogo con la retrospettiva Picabia, Aprire le porte della notte, al Palazzo Reale di Milano. Il suo interesse, nel contesto romano, risiede anche nella possibilità di osservare una fase di transizione: il paesaggio è ancora riconoscibile come genere pittorico, ma si colloca sulla soglia di una ricerca che condurrà verso l’astrazione. 
Il paesaggio, nella tradizione occidentale, non è mai stato soltanto una porzione di natura. È anche una costruzione dello sguardo: un modo di selezionare, ordinare e organizzare lo spazio, di stabilire che cosa meriti di essere rappresentato e da quale punto di vista. La pittura moderna mette progressivamente in discussione questa presunta neutralità. Il quadro non è più necessariamente una finestra aperta sul mondo; può diventare uno spazio autonomo, nel quale colori, segni e forme rivendicano una propria esistenza. 
In Picabia questo passaggio è particolarmente significativo perché anticipa una ricerca artistica insofferente verso le identità definitive e le appartenenze rigide. La sua vicenda attraverserà linguaggi e posizioni differenti, facendo dell'instabilità e della provocazione strumenti di ricerca. Il rifiuto di fissarsi in una sola maniera diventerà una delle caratteristiche più riconoscibili della sua opera. 
Paesaggio consente di avvicinarsi a quel momento in cui la pittura comincia a emanciparsi dall'obbligo della somiglianza. Non si tratta semplicemente di abbandonare la figurazione, ma di riconoscere che vedere non equivale a registrare passivamente ciò che esiste. Ogni immagine è già un'interpretazione; ogni rappresentazione presuppone una scelta, una grammatica, un rapporto tra chi guarda e ciò che viene guardato. 
La presenza dell'opera a Villa Medici assume inoltre un significato particolare nel confronto con Morellet. I due artisti appartengono a generazioni e percorsi diversi, ma sono accomunati dalla volontà di sottrarre l'arte alle convenzioni consolidate. Morellet costruisce sistemi per metterne in evidenza le possibilità e i paradossi; Picabia attraversa le forme per evitare che diventino una prigione. In entrambi, l'ironia agisce come antidoto alla pretesa che una soluzione estetica possa diventare definitiva. 
La singola opera non offre quindi soltanto un'occasione per contemplare un momento della pittura moderna. Invita a interrogare il processo attraverso il quale un linguaggio si trasforma, una certezza perde consistenza e una nuova possibilità emerge prima ancora di avere un nome compiuto. 

Tre mostre, una questione comune 
Le tre esposizioni di Villa Medici non vanno ricondotte a un'identica intenzione, né forzate dentro un programma teorico che ne cancelli le differenze. La loro vicinanza, tuttavia, permette di cogliere alcune risonanze. 
In Sole nero è il modello di sviluppo fondato sull'estrazione a rivelare le proprie contraddizioni. In Morellet è l'ordine geometrico a mostrare che la razionalità non è immune dal paradosso. In Picabia è la rappresentazione stessa a perdere la propria apparente stabilità, aprendo la strada a nuove forme di conoscenza visiva. 
Il punto d'incontro è la crisi delle strutture che consideriamo naturali: il progresso, la regola, l'immagine. Non perché tutto debba essere dissolto in un relativismo indistinto, ma perché nessuna costruzione umana può sottrarsi alla necessità di essere interrogata. 
È questa la possibilità più interessante offerta dal trittico espositivo: riconoscere che l'arte non è soltanto il luogo in cui una civiltà celebra le proprie conquiste, ma anche quello in cui può osservare criticamente i propri strumenti, le proprie dipendenze e le proprie illusioni. 
Il petrolio alimenta il mondo, la geometria lo organizza, la pittura lo rappresenta. Ma nessuna di queste operazioni è innocente o definitiva. E forse è proprio quando le certezze cominciano a incrinarsi che l'arte torna a essere necessaria: non per fornire risposte rassicuranti, ma per rendere visibili le domande che il presente preferirebbe evitare. 

Informazioni per la visita 
Villa Medici – Accademia di Francia a Roma 
  • Indirizzo: Viale della Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma.
  • Periodo: dal 9 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027.
  • Orari: tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, ultimo ingresso alle 18:30. Chiuso il martedì.
  • Metro: linea A, fermata Spagna.
  • Biglietti per Sole nero: 12 € intero per l'ingresso a data fissa, 10 € ridotto; 15 € intero per il biglietto aperto, 12 € ridotto. Sono previste gratuità in determinate condizioni.
  • Morellet e Picabia: le opere sono accessibili esclusivamente nell'ambito della visita guidata di Villa Medici, della durata di circa un'ora e mezza. Il biglietto della visita guidata costa 18 € intero e 15 € ridotto e comprende l'accesso alle mostre in corso.
  • Prenotazioni e orari delle visite: villamedici.it/it/visite.
  • Informazioni ufficiali sulle mostre: Sole nero, François Morellet, Francis Picabia.
  • Contatti stampa italiana: Elisabetta Castiglioni, [email protected], +39 328 4112014.

 

 

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