L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.
François de La Rochefoucauld
C’è una contraddizione già inscritta nel titolo, Black Money for White Nights: denaro sporco per inseguire una visione di bellezza e purezza. Marina e Gosha vogliono contemplare la luce quasi irreale delle notti di San Pietroburgo, ma per finanziare il loro sogno hanno accumulato risparmi attraverso pratiche tutt’altro che limpide. La loro vicenda, diretta da Kristina Grozeva e Petar Valchanov, diventa così una tragicommedia sulla distanza fra ciò che desideriamo essere e ciò che siamo disposti a fare per ottenere quello che vogliamo.
I protagonisti non sono criminali incalliti né figure eccezionali: sono persone comuni che hanno imparato ad adattarsi alle regole non scritte del sistema, giustificando le proprie piccole illegalità con un argomento tanto semplice quanto universale: lo fanno tutti. È proprio questa normalità a rendere corrosiva la satira. La corruzione non appare come un’anomalia che altera il funzionamento della società, ma come uno dei suoi ingranaggi, una consuetudine ormai incorporata nelle abitudini e nella coscienza individuale. Non occorre essere potenti per contribuire alla conservazione di un sistema ingiusto; basta trovare, al suo interno, una posizione sufficientemente conveniente.
La Storia, con l’invasione russa dell’Ucraina, irrompe nella quotidianità dei due protagonisti, scompaginandone i progetti e facendo emergere contraddizioni che il denaro, fino a quel momento, aveva contribuito a tenere sotto controllo. La dimensione geopolitica non rimane sullo sfondo, ma si intreccia con gli interessi privati, le convinzioni ideologiche e le strategie di sopravvivenza. Le grandi trasformazioni politiche si scontrano così con la persistenza di mentalità e comportamenti che nessun cambio di regime sembra capace di estirpare. Le insegne possono essere nuove, le promesse di rinnovamento anche, ma il pragmatismo del tornaconto personale continua a dettare legge.
È qui che il film trova il suo nucleo più interessante: Marina e Gosha sono contemporaneamente vittime e complici del sistema che li condiziona. Ne subiscono le storture, ma non sembrano davvero intenzionati a rinunciare ai vantaggi che esso garantisce loro. Il cambiamento è auspicabile finché riguarda gli altri; quando implica una revisione delle proprie abitudini, diventa improvvisamente un sacrificio eccessivo. Una contraddizione che supera ampiamente il contesto bulgaro e investe una questione esistenziale più generale: quanto siamo disposti a mettere in discussione noi stessi per modificare il mondo in cui viviamo?
La forza della pellicola sta anche nel modo in cui costruisce i suoi personaggi, evitando di ridurli a semplici strumenti di una tesi politica. Le loro debolezze, i conflitti coniugali, le menzogne e le autoassoluzioni alimentano un umorismo grottesco che non cancella la dimensione umana, ma la rende più ambigua. Si ride delle loro strategie, della loro ostinazione e della loro capacità di trasformare ogni compromesso in una necessità; poi ci si accorge che quella stessa logica non è affatto estranea al mondo che abitiamo.
La sceneggiatura è ben congegnata e la progressione degli eventi sostiene efficacemente la componente tragicomica. A tratti, tuttavia, l’accumulo di rivelazioni rischia di esplicitare troppo il disegno, togliendo spazio all’ambiguità e alla capacità dello spettatore di completare autonomamente il ragionamento. Il film sembra voler smascherare ogni contraddizione, come se temesse che qualcuna potesse sfuggire. È un eccesso relativo, che non compromette la qualità complessiva dell’opera, ma ne rende talvolta prevedibile la dimostrazione.
Se in Digger il potere economico di un magnate si esercita a spese del bene collettivo, in Black Money for White Nights la stessa logica si riproduce su scala domestica, attraverso le piccole furbizie di due pensionati. Cambiano le dimensioni del potere e la portata delle conseguenze, non il principio che le governa: ciascuno difende il proprio tornaconto e lascia ad altri il costo delle proprie decisioni. Dal capitalismo predatorio alla corruzione quotidiana, il grottesco nasce dalla capacità degli individui di considerarsi sempre giustificati, anche quando contribuiscono attivamente al disastro che denunciano.
In definitiva, Black Money for White Nights è una satira politica intelligente, ben recitata e capace di trasformare una vicenda privata in un ritratto più ampio delle contraddizioni collettive. Il suo sguardo è amaro, ma non rinuncia al piacere della commedia, né alla complessità di personaggi che non sono mai completamente innocenti o completamente colpevoli. Resta la sensazione che il sistema sia molto più resistente di chi vorrebbe cambiarlo, perché trova nelle debolezze individuali la propria riserva più inesauribile di consenso. Le Notti Bianche promettono una luce capace di sospendere il buio; ma nessun viaggio, per quanto a lungo sognato, garantisce una redenzione. E forse la forma più tenace del conservatorismo consiste proprio nel pretendere che tutto cambi, a condizione di non dover rinunciare a nulla.
Gli uomini sono ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori dei pericoli, cupidi di guadagno.
Niccolò Machiavelli