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Mémoire de fille
2026 • 114 min

Mémoire de fille

3.5
Questo film è stato presentato a
🤍 IMDb

Synopsis

Francia, estate 1958. Annie ha diciassette anni e una vita costruita attorno alle aspettative di una madre rigorosa, cattolica, radicata in una morale che non lascia spazio all'imprevisto. Quando parte per la Normandia a fare l'animatrice in una colonia estiva per bambini, lascia per la prima volta quel perimetro protetto. Lì scopre un mondo in cui i suoi coetanei — e soprattutto i colleghi maschi — abitano il corpo e il tempo libero con una disinvoltura che a lei risulta incomprensibile, quasi aliena. Si invaghisce di un giovane animatore, il più spavaldo e il meno degno, e scambia quella violenza emotiva per amore. Lui la usa, la umilia, la espone al ludibrio del gruppo. Annie torna a casa segnata, con addosso qualcosa che non sa ancora nominare. Ci vorrà tempo — e qualcosa che somiglia alla letteratura — prima che quella ragazza del 1958 diventi qualcosa di diverso da ciò che gli altri avevano deciso che fosse. 

Review

4 min read
Recensito da Beatrice · 12. July 2026
 Se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza, contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo.
— Annie Ernaux 

Judith Godrèche sceglie un romanzo di Annie Ernaux non per illustrarlo ma per abitarlo. E lo fa dall'interno di una ferita che conosce bene — come ha raccontato pubblicamente negli anni recenti — trasformando Mémoire de fille in qualcosa che va oltre l'adattamento letterario: un atto di restituzione, di riappropriazione, quasi un esorcismo collettivo. 

Il punto di partenza del film è apparentemente semplice: una ragazza cresciuta in un contesto chiuso, sorvegliata da una madre moralista il cui sguardo ha già definito in anticipo cosa è permesso sentire e cosa va represso. Quando Annie arriva alla colonia, la prima cosa che il film mette a fuoco è lo iato — brutale, quasi comico nella sua evidenza — tra il modo in cui le ragazze vivono il corpo e il modo in cui lo vivono i maschi. Le une perennemente sotto esame, consapevoli di essere valutate, pronte a essere archiviate in categorie morali. Gli altri liberi da ogni rendiconto, autorizzati a predare e a classificare le prede con una terminologia che non prevede sfumature: puttane o no, utili o no. 
In questo contesto Annie commette l'errore che il film non punisce mai moralisticamente — si innamora del peggiore. O meglio: proietta su di lui qualcosa che la sua educazione le ha insegnato a chiamare amore, mentre si tratta in realtà di un'altra cosa: il desiderio di esistere per qualcuno, di non essere invisibile, di contare. La sua passività — che il film mostra senza giudicarla — nasconde una scelta inconsapevole, un tentativo di scrittura del sé affidato a un uomo che non la leggerà mai. La regia di Godrèche è particolarmente lucida nel mostrare come la dissociazione non sia una patologia ma una risposta razionale: il corpo che subisce, la mente che osserva da lontano e nel tempo. 

La scena della lezione filosofica — Sartre citato in aula, Kant e Marx annunciati — non è un ornamento culturale: è il film che mostra il momento in cui una ragazza capisce che esistono strumenti per pensare la propria condizione, che la subordinazione non è naturale ma costruita, che c'è una tradizione intellettuale che ha già fatto questo lavoro. E poi c'è Il secondo sesso di Beauvoir, rubato, letto in due, come un atto clandestino di complicità femminile — un libro che si consuma, per perdersi e ritrovarsi dentro. 

Il tema della verginità e dell'amenorrea non è trattato come dato clinico ma come sintomo di una voce che il corpo usa quando la parola è negata. E la scena finale — l’intimo gettato via, quasi un rito di passaggio laico — ha la semplicità potente dei gesti che non hanno bisogno di spiegazione. 

Dove il film tocca la sua nota più alta è nella domanda che Godrèche lascia aleggiare senza rispondervi: quante donne possono permettersi una vocazione? La protagonista viene interrogata sul perché si accontenti di fare l'insegnante, come era previsto in quei tempi… quando potrebbe ambire a qualcosa di più — ma quella domanda presuppone che "qualcosa di più" sia disponibile per tutte allo stesso modo, che il talento sia sufficiente, che il contesto non conti. Il film sa che non è così, e lo mostra senza mai dirlo. 

Difficile non riportare alla memoria anche  Memorie di una ragazza perbene di Simone de Beauvoir: entrambe le opere parlano di una giovane che abita il confine tra obbedienza e trasgressione, tra il mondo che le è stato consegnato e quello che intuisce di potersi costruire. La differenza è che Ernaux — e Godrèche con lei — non cerca la redenzione attraverso la cultura o l'eccellenza intellettuale: cerca semplicemente il diritto di esistere “liberamente”. 

Mémoire de fille è un film che fa male nel modo giusto. Non cerca la commozione facile né la denuncia a effetto. Vuole qualcosa di più raro: che chi guarda ricordi, o riconosca, o finalmente capisca. 
 
È perfettamente naturale che la futura donna si indigni delle limitazioni imposte dal suo sesso. Il vero problema non è perché le dovrebbe rifiutare: la questione è piuttosto capire perché le accetta.
— Simone de Beauvoir, Il secondo sesso 
 
 
Questo film era in concorso ufficiale di Cannes Film Festival

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