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Cutting Through Rocks
2025 • 94 min

Scalfire la roccia

Cutting Through Rocks
4.0
Questo film è stato presentato a

Synopsis

In un villaggio rurale iraniano, Sara Shahverdi – quarantatré anni, divorziata, ostetrica – vive sola ai margini di una comunità che la osserva come si osserva un’anomalia. A sedici anni, alla morte del padre, è diventata il pilastro di una famiglia composta da sei sorelle (tre più giovani) e fratelli che, nel tempo, hanno tentato di sottrarre alle donne l’eredità paterna con firme estorte e ricatti morali. Sara li costringe a consegnare il documento: primo gesto simbolico di una lunga battaglia contro un ordine che si proclama naturale. 

Il padre avrebbe voluto un figlio maschio. È nata un’altra femmina. Eppure la portava con sé, le lasciava scegliere i vestiti, la educava alla libertà. Di quell’infanzia rimane una fotografia: lei sulla moto accanto a lui, immagine che diventa matrice del suo destino. 

Dieci anni dopo il divorzio, Sara decide di candidarsi alle elezioni locali. Non promette slogan: promette il gas per il villaggio, infrastrutture concrete, diritti concreti. Si rivolge alle donne chiedendo: «Quante di voi sono felici?». Nessuna alza la mano. «Non abbiamo avuto un’infanzia», rispondono i loro silenzi. Gli uomini mormorano: «Una donna non può governare gli uomini». Eppure Sara vince con il massimo dei voti, sostenuta anche da molti uomini. «La vittoria è vostra», dice. 

Unica donna eletta in un consiglio che rappresenta trecento villaggi, Sara continua a esercitare il suo doppio ruolo: amministratrice e ostetrica. Ha fatto nascere quattrocento bambini, vegliando notti intere e attraversando le strade in motocicletta. Ora si batte contro i matrimoni precoci – bambine di undici, dodici anni date in spose ad adulti –  e impone ai mariti la cointestazione della proprietà per ottenere l’allaccio del gas. Convince cento famiglie a firmare: senza quella firma, nessuna casa sarà collegata. 

Accoglie con sé una ragazzina che vuole divorziare e le insegna ad andare in moto. Ma la sua esposizione pubblica attira ostilità: il fratello la ostacola; uno zio picchia una nipote; viene convocata in tribunale, accusata di gestire una casa di malaffare. Le mettono in dubbio l’identità di genere, la sottopongono a perizie mediche, le consigliano un’operazione di transizione come soluzione paradossale alla sua “anomalia”. Perquisiscono la sua casa. Infine il caso viene chiuso, ma a condizione che smetta di aiutare le donne. 

Sara si ferma, riflette, cambia strategia. Non arretra: sceglie la pazienza. Parla con i genitori delle ragazze non ancora sposate, offre alle giovani un’altra immagine di sé. In una sequenza luminosa, guida un’auto mentre le ragazze la seguono in motocicletta. 

Review

3 min read
Recensito da Beatrice · 21. February 2026
La libertà è sempre la libertà di chi dissente.
Rosa Luxemburg 

Scalfire la roccia è un film che interroga la resistenza delle strutture invisibili. Il titolo è già un programma ontologico: la roccia non è soltanto la durezza della tradizione, ma la compattezza di un ordine simbolico che si presenta come permeabile – dialoga, ascolta, vota – e tuttavia si rivela subdolamente inamovibile e ricattatorio. 

Sara non è costruita come un’eroina retorica. È una figura esposta, potente nella sua determinazione. Lava la moto nel cortile di casa come si purifica un corpo da uno sguardo che lo giudica inadatto. Le chiedono perché non si trucchi, perché guidi, perché si vesta così, perché esca sola. Non sei femminile, le dicono. Ma cosa significa essere femminile in un contesto in cui la femminilità coincide con l’obbedienza? 

Il film mette in scena una contraddizione radicale: una comunità che vota una donna e, nello stesso tempo, tenta di normalizzarla attraverso l’umiliazione giudiziaria e la medicalizzazione. L’accusa di immoralità e il dubbio sulla sua identità di genere non sono deviazioni, ma strumenti di disciplinamento. Quando le suggeriscono un intervento di transizione per “risolvere” l’incongruenza tra il suo ruolo pubblico e il suo sesso biologico, il potere mostra la propria logica profonda: se una donna agisce come un uomo, allora deve cessare di essere donna. La libertà femminile è accettabile solo se si trasforma in eccezione patologica. 

La motocicletta diventa il vero dispositivo simbolico del film. Non è un feticcio di emancipazione occidentale, ma una tecnologia minima di attraversamento. Con essa Sara raggiunge le partorienti, le bambine spose, le case isolate. Con essa attraversa il confine tra spazio privato e spazio politico. Quando insegna a una ragazzina ad andare in moto, le trasmette un gesto prima ancora che un’idea: l’equilibrio si conquista nel movimento, non nell’immobilità. 

La regia insiste sui dettagli quotidiani – le firme per la cointestazione, le linee del gas che devono essere completate entro un mese, le assemblee in cui nessuna donna dichiara di essere felice – per evitare la mitizzazione. La trasformazione passa attraverso atti amministrativi, non attraverso proclami. E tuttavia ogni firma è un atto di rottura dell’ordine patriarcale, che fonda il potere maschile sulla proprietà esclusiva. 

Commovente la scena in cui, guardando la foto con il padre, Sara sussurra: «Vorrei che fosse qui». In quel desiderio si annida l’ambiguità di ogni eredità: il padre che sperava in un figlio maschio è lo stesso che le ha insegnato a scegliere. L’emancipazione nasce dentro la tradizione, ma deve oltrepassarla. 

Ma anche dopo la vittoria elettorale, anche dopo la chiusura del caso giudiziario, resta la richiesta implicita: “Occupati dei fatti tuoi”. La cultura appare dialogica, ma solo finché non intacca la distribuzione del potere. È questa la pietra che resiste. 

Eppure l’ultima immagine – le ragazze che seguono Sara, il volto coperto, le moto che sollevano polvere – suggerisce che la trasformazione non è un evento ma un processo molecolare. Di trentatré compagne di scuola che avevano promesso di non sposarsi, solo cinque hanno mantenuto la promessa. Ma cinque non è zero. Ogni deviazione è una crepa. 

Scalfire la roccia è, in fondo, un film sulla perseveranza. Non sull’eroismo, ma sulla resistenza. Scalfire non significa frantumare: significa incidere, giorno dopo giorno, una superficie che si crede eterna. Sara non distrugge la pietra. La segna. E in quella traccia, altre donne iniziano a riconoscere un sentiero. 


Quando l’uomo sarà liberato dalla paura della donna, anche la donna sarà liberata dall’uomo.
Marguerite Yourcenar 
 
Questo film era in concorso ufficiale di Sundance Film Festival

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