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My Father’s Shadow
2025 • 93 min

My Father’s Shadow

3.5
Questo film è stato presentato a
🤍 IMDb

Synopsis

 
La vicenda si dispiega nell’arco di una singola giornata. Un padre riappare nella vita dei suoi due figli e tenta di ricondurli a casa attraversando una metropoli tesa, instabile, percorsa da voci e presagi. Questo tragitto urbano, apparentemente minimo, si trasforma in una traversata politica: ogni strada, ogni deviazione, ogni incontro è contaminato da una crisi che non è solo pubblica, ma esistenziale. Il film non separa mai la dimensione privata da quella collettiva; le fonde fino a renderle indistinguibili. 

Review

4 min read
Recensito da Beatrice · 28. January 2026
 
Il potere è una forza che trasforma chiunque la subisca in cosa. 
Simone Weil 
 
In My Father’s Shadow, Akinola Davies Jr. non costruisce un semplice racconto familiare, ma un dispositivo critico in cui l’intimità diventa una lente per leggere la storia. 
Presentato a Cannes nel 2025, il film si colloca in un tempo sospeso e insieme decisivo: Lagos, 1993, una città trattenuta sul bordo di una promessa democratica mai compiuta, mentre l’aria si carica di attesa, paura e possibilità. 

Nel 1993 la Nigeria viveva uno dei momenti più delicati della propria storia recente. Il paese era sospeso tra la fine annunciata del dominio militare e il ritorno a un governo civile che sembrava finalmente possibile. L’elezione presidenziale del 12 giugno, largamente vinta da Moshood Kashimawo Olawale Abiola, incarnava questa speranza: imprenditore, filantropo, figura trasversale, Abiola rappresentava l’idea di una democrazia finalmente condivisa. Ma quella vittoria fu cancellata, annullata dall’alto, e con essa l’illusione di una transizione pacifica. Da quel momento, la Nigeria entrò in una zona d’ombra politica, segnata da proteste, repressione e violenza diffusa. 

È in questo clima che il film prende forma. Lagos non è uno sfondo, ma un organismo sotto pressione. La città è attraversata da presidi militari, da posti di blocco improvvisati, da voci che parlano di imminenti svolte. Tra questi luoghi, emerge — mai come semplice riferimento geografico, ma come presenza simbolica — il Bonny Camp, uno dei principali snodi militari della capitale. Spazio di concentrazione del potere armato, luogo dove decisioni cruciali sono state prese lontano dallo sguardo civile, il Bonny Camp diventa nel film una sorta di baricentro invisibile: non sempre mostrato, ma costantemente percepito. 

Storicamente, quel campo ha rappresentato un punto nevralgico delle dinamiche di potere nigeriane, un luogo in cui il destino del paese è stato più volte discusso e deviato. Già in passato era stato teatro di riunioni decisive, preludio a rovesciamenti di governo e ridefinizioni forzate dell’ordine politico. Nel 1993, la sua presenza grava sulla città come un promemoria silenzioso: la democrazia, in Nigeria, non è mai stata una conquista lineare, ma un territorio conteso. 

Davies Jr. non ricostruisce questi eventi in forma didascalica. Li lascia filtrare attraverso i corpi, gli sguardi, i silenzi. La crisi istituzionale diventa una condizione emotiva: i personaggi si muovono come se qualcosa potesse crollare da un momento all’altro, e in effetti crolla. La violenza politica — culminata in un nuovo assetto autoritario e in una repressione sanguinosa — resta spesso fuori campo, ma il suo peso è ovunque. È ciò che interrompe i percorsi, che spezza i dialoghi, che trasforma una giornata ordinaria in un’esperienza liminale. 

In questo senso, My Father’s Shadow è un film profondamente semi-autobiografico non tanto per ciò che racconta, quanto per come sceglie di ricordare. L’assenza del padre — figura intermittente, mai pienamente afferrabile — si sovrappone all’assenza di una guida politica legittima, di uno Stato capace di riconoscere il proprio popolo. La traiettoria del padre diventa così una metafora fragile e potente: come Abiola, è una presenza promessa e poi negata; come la democrazia nigeriana, arriva troppo tardi, o forse in una forma già compromessa. 

La figura di Abiola attraversa il film come un’ombra ideologica. Non è mai incarnata direttamente, ma la sua storia — la vittoria cancellata, la detenzione, la morte che chiude brutalmente un orizzonte di possibilità — risuona come un trauma collettivo non elaborato. Abiola non è solo un leader mancato, ma il simbolo di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato: una nazione che si riconosce nelle proprie scelte. 

Il cinema di Davies Jr. lavora per sottrazione. Preferisce lasciare che sia lo spettatore a sentire la frattura, a percepire il legame invisibile tra una famiglia che tenta di ricomporsi e uno Stato che si disgrega. In questa sovrapposizione, il film assume una forza rara: suggerisce che l’esperienza politica non è mai astratta, ma si deposita nelle relazioni, nei ricordi, nei corpi che attraversano lo spazio pubblico. 

In questo intreccio tra storia individuale e storia nazionale, si evita ogni forma di retorica celebrativa o nostalgica. La memoria non è trattata come recupero sentimentale del passato, ma come spazio critico, attraversato da mancanze e discontinuità. La Lagos del 1993 non viene mitizzata: è mostrata come una città in tensione, segnata da una transizione fallita e da un futuro che resta indefinito. 

My Father’s Shadow è, in definitiva, un film sull’eredità — non quella che si riceve, ma quella che resta incompiuta. Un’opera che interroga la memoria come atto politico e l’infanzia come luogo in cui la storia lascia le sue impronte più profonde. Guardare il passato non per archiviarlo, ma per sedimentarlo nella memoria, nell’impossibilità di accettare la prepotenza autoritaria e violenta del potere. 

Il vero problema non è che il potere mente, ma che la menzogna diventa sistema. 
Vaclav Havel 
 
Questo film era in concorso ufficiale di Cannes Film Festival

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