2026 • 87 min
Arrested Memory
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Synopsis
Lee è un brillante ispettore della polizia di Taipei, un detective abituato a fidarsi della propria lucidità, della memoria e dell’esperienza accumulata sul campo. Ma una disastrosa operazione investigativa, nella quale perde la propria squadra, lo precipita nel senso di colpa.
È lì che qualcosa comincia a rompersi. Lee sviluppa un’amnesia che decide ostinatamente di nascondere ai colleghi. Proprio mentre la sua memoria comincia a dissolversi, gli viene affidato un caso tutt’altro che marginale: il rapimento del figlio di un potentissimo uomo d’affari giapponese, per il quale è stato richiesto un riscatto multimilionario.
Lee dovrebbe dunque investigare utilizzando ciò che non possiede più: la memoria, la continuità logica, la certezza dei fatti. Eppure, mentre dimentica nomi, circostanze e informazioni essenziali, qualcosa di più profondo sembra prendere il loro posto. Il suo istinto investigativo rimane intatto e lo conduce, attraverso una successione di equivoci, inseguimenti, violenza, coincidenze e situazioni sempre più improbabili, verso una verità che la ragione, privata dei propri strumenti, non sarebbe forse più capace di riconoscere.
Il risultato è un action movie eccentrico e imprevedibile.
Review
8 min read
Recensito da Fabian
· 07. September 2026
Tutti gli uomini sono qualcosa di ridicolo e grottesco, proprio perché sono uomini.
— Friedrich Schlegel
— Friedrich Schlegel
Ci sono film che a Venezia sembrano arrivare direttamente da un seminario di antropologia, altri da una seduta di psicoanalisi, altri ancora da esigenze di mercato discutibili. Arrested Memory di Sabu, si presenta in modo insolente, decide semplicemente di far ridere.
Non è poco. Anzi, in una Mostra del Cinema nella quale spesso sembra che la serietà sia diventata una categoria estetica obbligatoria, il film di Sabu possiede una virtù quasi sovversiva: si diverte.
La premessa, in sé, potrebbe appartenere al più classico dei thriller: un detective traumatizzato perde progressivamente la memoria e viene coinvolto nell’indagine sul rapimento del figlio di un ricchissimo imprenditore giapponese. Ma Sabu prende questa materia potenzialmente drammatica e la sottopone a una torsione grottesca, trasformando l’amnesia da tragedia psicologica in un formidabile dispositivo comico. La memoria, anziché essere il fondamento dell’identità e della razionalità, diventa improvvisamente il grande assente. E il detective deve continuare a fare il detective senza poter essere sicuro di ricordare ciò che ha appena scoperto.
Lee non può più affidarsi completamente alla successione logica degli eventi. Deve procedere per intuizioni, riflessi, impulsi, gesti quasi automatici. È come se il detective venisse privato del proprio archivio mentale e costretto a indagare attraverso una conoscenza corporea, istintiva, pre-razionale. La sua mente perde pezzi, ma il suo corpo continua a sapere.
Ed è precisamente questa contraddizione a produrre la comicità.
Il detective dimentica ciò che dovrebbe sapere e, paradossalmente, proprio per questo riesce talvolta a vedere ciò che gli altri non vedono. La perdita diventa una forma paradossale di lucidità. L'assenza della memoria produce un'eccedenza dell'intuizione.
Sabu costruisce così una specie di epistemologia slapstick: si può arrivare alla verità anche quando non si possiedono più gli strumenti convenzionali per raggiungerla. È un'idea tutt'altro che banale, ma il regista ha l'intelligenza di non trattarla mai con pesantezza. La lascia precipitare nel corpo, nell'azione, negli equivoci, nelle fughe, nei combattimenti e nelle situazioni improbabili.
E allora Arrested Memory diventa una peripezia cinematografica al confine fra action movie, commedia dell'assurdo e grottesco. Un film che continuamente promette di diventare un thriller e continuamente si sottrae alla propria serietà, come se ogni possibile momento di tensione contenesse già in sé il germe della farsa.
La cosa particolarmente riuscita è che l'azione non viene mai sacrificata alla comicità. Il film rimane perfettamente leggibile come prodotto di genere: corre, insegue, combatte, indaga, accumula ostacoli e rilancia continuamente la posta. La macchina narrativa è oliata e veloce. Gli 87 minuti della durata ufficiale contribuiscono a questa sensazione di compattezza: Sabu non lascia che il film si appesantisca, non permette alla metafora di divorare l'intrattenimento.
E proprio qui emerge una delle qualità più intelligenti dell'opera: Sabu non confonde profondità e gravità.
Il film può parlare della memoria, del trauma, della colpa, dell'identità, della ricchezza, del potere e della violenza senza trasformarsi in una predica. Al contrario, preferisce la risata. È quasi una dichiarazione di poetica quella con cui il regista afferma di continuare a fare cinema nella speranza che, alla fine, rimangano amore e umorismo, perché il mondo ha bisogno di ridere. E Arrested Memory sembra prenderlo alla lettera.
Anche il rapimento diventa allora un'ottima occasione per mettere in scena la sproporzione sociale fra chi possiede denaro sufficiente a trasformare una vita umana in una cifra e chi, invece, deve rischiare concretamente la propria vita per recuperarla. Da una parte c'è il mondo dei ricchissimi, dove milioni di dollari possono essere spostati con la stessa naturalezza con cui altri spostano una valigia; dall'altra quello degli investigatori, dei poliziotti e dei criminali, cioè di coloro che devono correre, sparare, menare e farsi male affinché il denaro continui a circolare.
Sabu osserva questo universo con un sarcasmo sottile ma evidente. Il capitale è immobile, chi lo deve recuperare corre. I ricchi possono permettersi il lusso di trasformare il rapimento in una questione economica; il detective deve trasformarlo in una questione fisica. E in mezzo c'è Lee, che non ricorda più nemmeno esattamente perché si trovi lì.
Il grottesco nasce proprio dalla sproporzione.
Più il caso diventa economicamente importante, più il protagonista appare cognitivamente inadeguato. Più il mondo pretende razionalità, più la memoria di Lee si dissolve. Eppure il film continua a dimostrare che il caos non è necessariamente il contrario dell'intelligenza: talvolta è semplicemente un'altra forma dell'intelligenza.
Il detective diventa dunque una figura quasi beckettiana precipitata dentro un film d'azione. Deve continuare a procedere anche quando non dispone più delle coordinate necessarie per sapere dove sta andando. Ma, diversamente dai personaggi beckettiani, Lee corre. E corre parecchio.
Ethan Juan sostiene molto bene questa costruzione, perché il suo protagonista deve contemporaneamente essere credibile come poliziotto d'azione e sufficientemente spaesato da diventare una figura comica. La sua forza fisica e la sua fragilità cognitiva producono un cortocircuito irresistibile: un uomo capace di affrontare i criminali ma non necessariamente capace di ricordarsi perché li sta affrontando.
È una delle molte inversioni comiche del film.
Sì, questo aspetto secondo me va assolutamente inserito, perché rende ancora più evidente che il grottesco non nasce soltanto dall’amnesia del detective, ma dall’intero universo criminale nel quale viene precipitato. Lo metterei subito dopo il passaggio dedicato alla sproporzione fra ricchi e investigatori, così:
Ma c'è un ulteriore elemento che rende Arrested Memory irresistibilmente grottesco: Lee non è semplicemente un detective senza memoria, è un detective senza memoria circondato da una masnada di criminali che sembrano aver smarrito, insieme all'etica, anche la più elementare professionalità del crimine. Sono goffi, impacciati, spesso inadeguati, incapaci di comportarsi secondo quella presunta efficienza che ci aspetteremmo da professionisti del rapimento e dell'estorsione. Sabu li trasforma in una specie di banda di tragicomici dilettanti, e alcune situazioni sono autentiche esplosioni di comicità. La sequenza della borsa piena di soldi, per esempio, diventa quasi una gag da commedia dell'assurdo: il denaro, che dovrebbe rappresentare potere, controllo e precisione, finisce per diventare un oggetto di confusione e di imbarazzo. Ancora più surreale è la vicenda del tossico trascinato nella casa dei miliardari, dove l'intruso finisce addirittura per assumere una funzione quasi consulenziale, dispensando indicazioni su come gestire le immagini e su come mettere in scena il rapimento. È un rovesciamento comico perfetto: nell'universo dei ricchi e dei criminali, chi dovrebbe essere l'ultimo a poter impartire lezioni diventa improvvisamente il più competente. E così il film accumula un'assurdità dopo l'altra senza mai perdere il filo dell'azione. La memoria è compromessa, la razionalità vacilla, i criminali sono incapaci, i miliardari sembrano vivere in un'altra dimensione e tuttavia la macchina narrativa procede con una precisione quasi chirurgica. È proprio questo cortocircuito fra azione e demenzialità, fra pericolo reale e incompetenza criminale, fra denaro smisurato e comportamenti miseramente umani, a produrre il divertimento più autentico del film: un mondo nel quale tutto dovrebbe essere calcolato e invece tutto procede per incidenti, intuizioni, errori e assurdità.
Sabu, del resto, non sembra interessato a costruire un'epica dell'eroe. Al contrario, la smonta continuamente. L'eroe è un uomo danneggiato, imperfetto, confuso, talvolta quasi ridicolo. Ma proprio nella sua imperfezione ritrova una forma di autenticità che la professionalità, il ruolo e la memoria avevano forse nascosto.
Da questo punto di vista Arrested Memory è anche un film sulla possibilità di ritrovare se stessi perdendosi. Il paradosso è dichiarato dallo stesso Sabu: il protagonista, attraverso la perdita della memoria, arriva gradualmente a riscoprire la persona che aveva dimenticato di essere. Ma la grande intuizione di Sabu è non trasformare questa idea in un dramma esistenziale convenzionale.
La memoria non è qui un monumento al passato: è un ingombro che può improvvisamente crollare. E quando crolla, sotto le macerie può emergere qualcosa di inatteso: l'istinto, il desiderio, la solidarietà, la capacità di riconoscere il pericolo, persino una forma elementare di bene.
È un cinema che sembra dire, con una certa ironica crudeltà, che forse siamo meno razionali di quanto crediamo e più intuitivi di quanto siamo disposti ad ammettere.
Ma soprattutto Arrested Memory è un film che conosce perfettamente il proprio mestiere.
È divertente, ritmato, autoironico, sarcastico, visivamente energico e narrativamente efficace. Non pretende di reinventare il cinema d'azione e non ha bisogno di farlo. Gli basta utilizzarne le convenzioni con intelligenza per deformarle dall'interno. È, in questo senso, un film di genere che si prende molto meno sul serio di quanto spesso facciano i film che provano a darsi immeritatamente un tono. E forse è proprio questo il suo piccolo gesto anarchico nei confronti della Mostra.
A Venezia si parla molto della morte, del trauma, della solitudine, del perdono, della Storia, dell'identità, della colpa. Sabu ricorda una cosa apparentemente più semplice: che il cinema può anche solo intrattenere con arte.
Arrested Memory è dunque un action movie filosoficamente ubriaco, una commedia investigativa sull'impossibilità di ricordare, una piccola macchina narrativa costruita intorno a un grande paradosso: quando la memoria si arresta, il cinema comincia a correre.
Dove non c’è umorismo non c’è umanità. Ionesco
Questo film era in concorso ufficiale di 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2026