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Eurotrash
2026 • 98 min

Eurotrash

3.0
Questo film è stato presentato a
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Synopsis

Philipp, scrittore, intraprende un viaggio attraverso la Svizzera con la madre Helene, alcolizzata e segnata da una storia familiare dolorosa. Sullo sfondo di un patrimonio compromesso dalle origini e di un passato che continua a pesare sul presente, madre e figlio attraversano situazioni imprevedibili, tra ricordi, conflitti e tentativi di liberarsi di ciò che li lega alla famiglia.
 

Review

3 min read
Recensito da Fabian · 17. October 2026
Non c'è documento di civiltà che non sia al tempo stesso un documento di barbarie.
Walter Benjamin
 
Con Eurotrash, Frauke Finsterwalder trasforma una storia familiare decisamente poco edificante in una tragicommedia folle, grottesca e a tratti divertente. Il rapporto tra Philipp e la madre Helene è il centro di un viaggio che procede per deviazioni, eccessi e situazioni al limite dell’assurdo, senza mai assumere i toni composti del dramma familiare tradizionale. La follia dei personaggi non è un semplice espediente comico: è anche il modo in cui il film riesce a raccontare una materia altrimenti insostenibile, alleggerendola senza neutralizzarne del tutto la gravità.
 
A rendere questa famiglia particolarmente indigesta è soprattutto la sua eredità. Il denaro accumulato, legato a un passato compromesso con il nazismo e con l’industria degli armamenti, non rappresenta soltanto una fortuna da amministrare, ma un ingombro dal quale liberarsi. Ed è Helene, più ancora del figlio, a cercare di disfarsene, sperperando il patrimonio in una sorta di dissipazione incontrollata. Un gesto che, nella sua apparente assurdità, sembra rispondere alla necessità di smaltire una tossicità che non è soltanto economica, ma anche familiare e storica.
 
Philipp cerca invece la sottrazione: già vive in Nepal, luogo disprezzato dal padre. Ma la distanza non basta a cancellare le origini, così come il rifiuto non impedisce a ciò che si rifiuta di continuare a condizionare la propria vita. La figura paterna, orribile nella sua funzione di origine della violenza, resta sullo sfondo come una presenza dalla quale entrambi cercano di prendere le distanze, senza poterla semplicemente espellere dalla propria storia.
 
Il titolo, Eurotrash, allarga la prospettiva oltre le disfunzioni familiari. La spazzatura europea è anche quella nascosta dietro il benessere, la rispettabilità e il privilegio di una borghesia che ha accumulato ricchezza senza poter separare del tutto la propria prosperità dalla storia che l’ha prodotta. La Svizzera, con la sua immagine di ordine e opulenza, diventa il paesaggio di questa contraddizione: una superficie pulita sotto la quale riaffiorano le tracce di un passato tutt’altro che innocente. Finsterwalder non costruisce un discorso politico sistematico, ma lascia che sia la vicenda privata a rendere visibile il lato meno presentabile di una certa Europa.
 
Il film si inserisce così in una ricorrenza che attraversa diverse opere di quest’anno: genitori e figli legati da un’eredità che non coincide necessariamente con ciò che vorrebbero essere. La famiglia, anziché costituire un rifugio, diventa un luogo da cui emanciparsi, talvolta con la stessa ostinazione con cui si cerca di liberarsi di una dipendenza. Ma Eurotrash evita di trasformare questa conflittualità in una tragedia. La sua originalità sta proprio nel trattare una materia tanto drammatica attraverso un registro instabile, dove il grottesco incrina continuamente la serietà e il divertimento convive con il disagio.
Le interpretazioni dei protagonisti sostengono efficacemente questo equilibrio, restituendo personaggi contraddittori, sgradevoli e insieme capaci di suscitare un’attenzione che non passa necessariamente per la simpatia.
 
Eurotrash non propone una riconciliazione esemplare né una liberazione definitiva. Preferisce seguire il disordine di chi tenta di sottrarsi a un’eredità ingombrante, senza sapere bene che cosa mettere al suo posto. E forse è proprio in questa impossibilità di fare pulizia una volta per tutte che il film trova il suo tono più personale: perché anche quando si cerca di buttare via tutto, qualcosa continua ostinatamente a restare.
 
La tradizione di tutte le generazioni morte pesa come un incubo sul cervello dei vivi.
Karl Marx
 
Questo film era in concorso ufficiale di Roma film fest

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