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Company
2026 • 95 min

Company

3.0
🤍 IMDb

Synopsis

 In una notte d’inverno del 1975, una donna misteriosa si presenta senza invito a una festa natalizia. Il suo arrivo interrompe la fragile normalità della riunione e dà inizio a un racconto che attraversa il tempo. 
La donna racconta di Tom, un uomo anziano e solitario che, durante una tormenta di neve in Colorado, nel 1953, soccorre un’attrice rimasta bloccata. Costretti a condividere lo stesso spazio e la stessa notte, i due cominciano a raccontarsi storie. E quella dell’attrice conduce ancora più indietro, verso una coppia di contadini che accoglie nella propria casa un giovane vagabondo, mentre nei dintorni si consumano misteriosi omicidi. 
I diversi racconti finiscono progressivamente per sovrapporsi, facendo emergere una trama di solitudini, desideri, violenza, lutti e presenze soprannaturali. I vampiri, il sangue e la morte appartengono così tanto all’universo gotico del film quanto alla sua riflessione sulla trasmissione del dolore: ciò che accade a qualcuno non finisce necessariamente con lui, ma può continuare a vivere negli altri, trasformandosi in memoria, paura, rancore o vendetta. 

Review

4 min read
Recensito da Fabian · 09. September 2026
 Non desiderare la sparizione di nessuna delle proprie miserie, bensì la grazia che le trasfiguri.
Simone Weil 

È un film claustrofobico, gelido, quasi esanime, Company. Un film nel quale sembra esserci pochissima aria, pochissima luce, pochissima possibilità di fuga. Casey Affleck costruisce il suo gotico come una lunga permanenza dentro stanze chiuse, case isolate, paesaggi innevati e notti interminabili, dove il tempo sembra essersi fermato e i morti non hanno alcuna intenzione di lasciare in pace i vivi. 
La struttura è quella di un racconto dentro il racconto: una storia ne contiene un’altra, che a sua volta ne conserva un’altra ancora. Il passato non è dunque qualcosa che viene ricordato, ma qualcosa che continua ad accadere. Le persone cambiano, muoiono, scompaiono; ciò che hanno vissuto, invece, rimane e passa attraverso gli altri. Ed è proprio qui che Company sorprende. 
Perché sotto la superficie cupissima del film, sotto gli omicidi, il gelo e l’atmosfera funerea, Affleck introduce un’idea quasi inattesa: forse non tutto ciò che ci accade deve essere combattuto. Forse non ogni ferita esige una risposta. Forse alcune cose, prima ancora di essere comprese o vendicate, devono semplicemente essere accolte. 
È un messaggio che rischia persino di apparire troppo ecumenico, quasi consolatorio: accettare l’altro, accettare il dolore, accettare ciò che non possiamo modificare. Eppure, proprio perché arriva da un universo così oscuro, finisce per acquistare una sua forza. 
La vendetta, nel film, appare infatti come un altro modo di perpetuare il male. Combattere ciò che ci ha ferito significa spesso permettergli di continuare a vivere dentro di noi. Il dolore diventa allora una sostanza contagiosa, qualcosa che passa da un corpo all’altro, da una generazione all’altra, esattamente come il sangue dei vampiri. 
L’alternativa non è necessariamente il perdono — concetto forse ancora troppo morale — ma l’accoglienza: riconoscere che qualcosa è accaduto, che qualcuno ci ha cambiati, che la realtà non sempre può essere ricondotta a un ordine rassicurante. E scegliere, nonostante questo, di non restituire il male ricevuto. 
È una filosofia della resa? In parte sì, ma non necessariamente della sconfitta. Piuttosto di una resa all’esistenza, alla sua opacità, alla sua irriducibile ambivalenza. Non tutto deve essere spiegato, risolto, punito. Alcune cose possono soltanto essere attraversate. 
Il limite del film sta forse proprio nella sua ostinazione atmosferica: la forma gotica è così chiusa, rarefatta e mortuaria da rischiare di soffocare ciò che vorrebbe dire. Company sembra talvolta più interessato a creare una condizione sensoriale che a sviluppare fino in fondo le proprie intuizioni. Ma è anche questa sua qualità esanime a renderlo singolare. 
Perché alla fine, dietro le sue creature notturne e le sue storie di sangue, Company non sembra parlare davvero dei vampiri. Parla di noi quando diventiamo incapaci di lasciare andare ciò che ci ha fatto soffrire. Dei morti che continuiamo a portare dentro. Delle colpe che ereditiamo. Delle ferite che, se non vengono accolte, cercano continuamente un altro corpo nel quale sopravvivere. 
Un film sulla trasmissione della sofferenza e sulla possibilità di interromperla
Ogni generazione riceve qualcosa dalla precedente, può ricevere una colpa, un lutto, una violenza, una paura, una vendetta ma può anche ricevere un gesto di misericordia 
E qui il titolo diventa perfetto. 
La vera "company" non è semplicemente stare insieme, è non lasciare qualcuno solo dentro il proprio dolore
E forse è proprio questo ciò che Affleck sembra dire attraverso l'intera struttura a scatole cinesi: le persone muoiono, ma le storie continuano; e quando una storia passa da una persona all'altra, può trasmettere sia il veleno sia l'antidoto. 
Il film sembra dunque sostenere una tesi molto precisa: 
non possiamo cambiare ciò che ci è accaduto, ma possiamo decidere che cosa trasmettere di ciò che ci è accaduto. 
E trovo particolarmente significativo che Affleck abbia dichiarato, parlando del film, di aver passato gran parte della propria vita a "tenere il conto" dei debiti e delle gentilezze e di essere arrivato alla convinzione che il bilancio non venga pareggiato dal mondo, ma da ciò che noi scegliamo di dare. È una dichiarazione che illumina quasi perfettamente il nucleo morale del film. 

Nulla sulla terra consuma un uomo più rapidamente della passione del risentimento.
Friedrich Nietzsche 
Questo film era in concorso ufficiale di 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2026

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