2025 • 134 min
Love Me Tender
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Synopsis
In Love Me Tender, Anna Cazenave Cambet costruisce il ritratto fratturato di Clémence, interpretata da Vicky Krieps, una donna che decide di non dissimulare più la propria identità affettiva. La rivelazione all’ex marito di una relazione con altre donne non genera soltanto una crisi privata, ma innesca un meccanismo istituzionale che si ritorce contro di lei: l’uomo reagisce trasformando il conflitto sentimentale in una battaglia giudiziaria che le sottrae progressivamente il diritto di essere madre. Ciò che segue è un attraversamento doloroso di procedure, sentenze e umiliazioni, dove la legge diventa strumento di esclusione e la maternità un territorio conteso.
Review
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Recensito da Beatrice
· 11. April 2026
Il diritto più radicale di una donna è quello di decidere se e come essere madre.
— Alda Merini
Il film di Anna Cazenave Cambet si sottrae con rigore a ogni tentazione melodrammatica per dispiegarsi come una cronaca asciutta della violenza esercitata attraverso i dispositivi legali. Il racconto procede per sottrazione, lasciando emergere con maggiore nettezza la struttura opaca di un sistema che, lungi dall’essere neutrale, amplifica le asimmetrie di potere.
Clémence, incarnata con precisione quasi scarnificata da Vicky Krieps (The Dead Don't Hurt), non è mai ridotta a vittima esemplare. Il film la segue nel suo progressivo scivolamento dentro un’odissea che non ha nulla di epico: è un percorso fatto di attese, rinvii, stanze chiuse, linguaggi tecnici che si impongono sul corpo e sulla voce. La sua colpa, se così può essere definita, consiste nell’aver nominato il proprio desiderio. Da quel momento, l’ex marito — figura caricaturale ma tanto più inquietante per la sua ordinarietà — mette in moto una strategia che assume i contorni di un vero e proprio femminicidio legale: non la distruzione fisica, ma l’annientamento simbolico e sociale, operato attraverso l’erosione sistematica del suo ruolo materno.
Il film mostra con lucidità come la violenza possa trasmutare, farsi procedura, atto amministrativo, dispositivo apparentemente neutro. L’uomo non alza la voce, non eccede: agisce. E nel farlo antepone il proprio orgoglio ferito — intriso di una cultura patriarcale mai dichiarata ma perfettamente operante — a qualsiasi altra istanza, compreso il benessere del figlio. È proprio qui che il film trova uno dei suoi nuclei più perturbanti: il bambino diventa terreno di contesa, oggetto di appropriazione, mentre il bisogno elementare di una madre viene subordinato alla logica della rivalsa.
Cambet lavora per sottili slittamenti, evitando di offrire allo spettatore appigli consolatori. La macchina da presa resta aderente ai corpi, ma senza indulgere: osserva, registra, lascia che siano i vuoti — le assenze, le separazioni, i silenzi — a costruire il senso. In questo spazio rarefatto, Krieps compone una performance di straordinaria precisione, fatta di microvariazioni, di resistenze minime, di una dignità che non si traduce mai in retorica.
Love Me Tender diventa così non tanto il racconto di una persecuzione individuale, quanto la messa in forma di un dispositivo più ampio, in cui il diritto si intreccia con il potere e la norma con il pregiudizio. La vicenda di Clémence si configura come una discesa in un sistema che neutralizza, delegittima, isola — una tortura psicologica ed esistenziale che si consuma senza spettacolo, ma proprio per questo risulta ancora più radicale.
Il film lascia aperta una fessura, non ristabilisce equilibri. Si limita a esporre, con precisione quasi clinica, il modo in cui una scelta intima possa essere trasformata in colpa pubblica, e come, in questo passaggio, una donna possa essere progressivamente privata non solo dei propri diritti, ma della propria possibilità di esistere come madre e come soggetto.
La pace nel patriarcato è solo una guerra non dichiarata contro le donne.
— Maria Mies